a.c.s.s.

Pubblicato: 14 ottobre 2015 in Uncategorized

C’è Ovidio nascosto in un tronco,

in un antro, un precipizio, un volo,

Guglielmo che beve da un teschio e non dorme mai,

Arturo magico che corre ridendo e spogliando le albe,

Walt che urla potentissimo disincanto

da un terrazzo con vista sul mondo,

esiliato dal mondo,

Emily dalla finestra di fronte

che risponde ma a qualcun altro, invisibile,

Edmondo Primo che lancia palloncini rosa

a tutti i balconi spenti,

Peppino che sporca il meno possibile

fogli con sabbie di deserto,

Peppino che ripulisce deserti

e isola silenzi,

Edmondo Secondo coi suoi inventari

di domande male accolte,

Wislawa che ricrea il mondo e la speranza proprio lì

dove Qohelet padre previdente e invidioso ha distrutto,

e c’è Ale bambino che insegue il proprio dito,

che cerca la propria voce,

e poi fracassa i banchi, e sfasa tutte le sveglie,

e si rialza in volo e caga sulle statue,

e ci sono ombre mute in camice bianco

che abbiamo sempre messo, Fratelli, sbagliando,

fuori tempo massimo.

E poi, e allora, c’è un cammino da fare

e uno che si fa,

e c’è il bosco di orecchie assassine,

ci sono sopracciglia affaccendate

nella serietà,

e c’è la vittoria dei giusti, di quelli che sanno

tutte le verità,

e poi, e allora, riflettori spostati

su denti più bianchi e serrati,

su sipari chiusi e non strappati,

su finta stupida pace,

e lasciano nel grigio pagine e vento abbandonati

appena fuori da quei sacri confini,

e lasciano nel grigio muri e cocci di bottiglia custodi

di fragole,

e lasciano nel grigio brutti residui di qualcosa

che domani racconteranno

come una festa fallita.

Aspirazione compressione scoppio scarico.

Quanto a quelli, li vedo tutti.

Li sento tutti. Li ricordo tutti.

Qui, con permesso, un fiore disperato per loro.

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