Chiudi il cerchio, dagli piano, in silenzio, il respiro che non raggiunge se lo apri.
***
Il foglio che rompe il silenzio lo rompe per dire Io.
La voce dal foglio che rompe il silenzio lo rompe per dire Io sono uno specchio che fin dalla propria nascita prelude al silenzio.
Il sangue dal foglio che rompe il silenzio dice Io sono il silenzio, l’abitante più vero e imbroglione del foglio.
***
Se tutti credono d’imparare a leggere il silenzio, alla lunga questo fatto vorrebbe dirci che il silenzio non aveva una voce e non era sé.
Ma il silenzio invece è violento e non porta soccorsi e non si lascia leggere, non fa che spazzare via tutte le letture e le rivoluzioni logiche e noiose che però fino a ieri erano necessarie per evocarlo.
***
Il silenzio più forte è quello che osserverà se stesso colpito dalla maledizione del suo principio.
Di ritorno dal non poter parlare perché le mancavano gli occhi, la sua pagina è non più viva e non più morta, senza sapere e senza ignorare di che materia sia fatto l’invisibile cuore della sua luce.
***
Il silenzio dimentica ciò che ha scordato, canta ciò che ha taciuto, lega ciò che ha liberato, ama ciò che ha tradito.
***
Accumuli parole per immaginare il silenzio come una disposizione al sorriso che ti accoglie.
Accumuli parole per dire: immagino il silenzio come una disposizione al sorriso che mi accoglie.
Accumuli parole per chiedere a te stesso cos’è voce, se non limite trasgredito entro i limiti del silenzio.
***
Il giorno non sa di seguire la notte né succede a se stesso né riannoda fili che non riconosce come tali.
Il giorno lascia crescere in silenzio denti degni di migliori portatori di guerre ed entusiasmi.
Il giorno non ha pericoli perché non li ama.
Il giorno ha tutta la poco interessante sabbia possibile da contare.
***
Scrivere è stato il superamento di una madre il cui silenzio avevamo già rotto; è stato cancellare tutti gli urli la cui nascita era ogni volta provocata dal nostro felicissimo passo imprudente; è stato seppellire il nostro nome sotto il bianco delle macerie e poi restare lì a vegliare; è stato tornare nel luogo della mancanza di delitto, a leggere ferite che abbiamo curato con ferite.
***
Cosa facciamo?
Ce ne stiamo sparsi nei punti più inspiegabilmente inutilmente lontani di un pianeta qualsiasi a dirci l’uno all’altro: dal silenzio vieni e al silenzio tornerai.
Chi ci muove?
Una parola ultima, parola che s’innamora della parola ma non è della parola e non crede agli adesivi e alle proprietà private.
Chi fa domande?
La voce o la pagina che sconvolge e scompiglia gli ordini crescenti d’ininfluenza delle domande.
***
Tre millenni di grigio brusio dopo l’omelia del silenzio.
Sangue lava il sangue al ritorno dalla caccia al silenzio.
Si preparavano al nuovo temporale le terre promesse e riemerse dal silenzio.
Dal giorno in cui è stata pronunciata, non ci sarà mai più una caduta fuori dal tempo.
***
Il silenzio mente.
***
Ma anche la voce mente. Lo fa sulla propria pronunciabilità.
Ecco perché il suo lontanissimo destino è arrendersi.
Ma a cosa? Il silenzio è molto accogliente ma non con lei.
***
Il silenzio s’innamora di verbi intransitivi, poi li tiene tutti per sé e rende transitivo il solo verbo innamorare, riempie l’aria di insensibili e infallibili richiami.
***
Chi ha detto che l’attesa, casa di mattoni del silenzio soccorritore, e la sfrontatezza, casa di cartone della voce sovversiva, non possono da lontanissimo amarsi?
Chi l’ha detto è una voce lontanissima che non ha fatto abbastanza per rompere davvero il silenzio, per amare davvero il silenzio.
***
Nominarlo distruggendolo, nominarlo per raccontare, nominarlo per negare, nominarlo per partire. Nominarlo per comprendere, nominarlo per contare, nominarlo per contenere, nominarlo per ascoltare. Nominarlo per coprire, nominarlo per mostrare, nominarlo per desiderare, nominarlo per abitare. Nominarlo distruggendolo per ascoltare, mostrandolo per comprendere, negandolo per coprire, abitandolo per contenere. Nominarlo senza dirlo, nominarlo senza usarlo, nominare il silenzio senza dire silenzio e senza fare silenzio. Nominarlo per scivolare.
***
Il silenzio in fondo ha in superficie un non so.
Questo non so quanto è più profondo tanto più sa di appartenere alla superficie perché appartiene agli occhi altrui.
Arrivare al suo fondo somiglia all’ingannevole risposta cercata.
Questa risposta è correzione, corruzione.
Ma è anche spostamento arbitrario e salutare di confini.
Salutare per chi se non per i prossimi occhi altrui?
Questi occhi scalfiscono il silenzio perché s’interrogano di continuo per capire dove si spostano quei confini, se verso il dentro o verso il fuori.
E così, da una risposta, nasce la domanda.
E così, dagli occhi, nasce la voce.
***
Ciò che accade al di sopra delle parole sa accadere anche al di sotto.
Ciò che accade non esiste, non ha nomi.
Le parole non offrono punti d’incontro, non costruiscono familiarità e non raccolgono sfide.
Il silenzio non getta il ponte finale ma allo stesso tempo il silenzio non è la decisione di non gettare il ponte finale.
Il silenzio appartiene a nessuna famiglia pensata, a nessun gioco di società, a nessun sopra, e a nessun sotto.
Le parole non hanno via d’uscita nel silenzio.
Le cose che accadono sanno almeno fingere che invece per loro sia così, ma poi hanno bisogno di violentare il silenzio per rivoltarsi contro tutti i libri di storia.
***
Il silenzio solo esiste, non i silenziosi.
Chi parla è trasformato in non silenzioso per sempre.
Il silenzio non si fa e non si fa fare.
***
Perché un passante guarda questa casa rossa e la dice accogliente in fondo al piano lunghissimo di neve? L’accoglienza non è rifugio!
In tutto il silenzio del bianco non c’è una linea di sentiero per cui arrivarci, o chiedersi chi l’ha tracciata, o dubitare di tutte le forme note dell’ospitalità.
***
- Dunque parli di una casa non tua?
- No, è lei a parlare di me.
- E cosa dice di te?
- Tutto: fa domande silenziose che contengono il mio nome.
***
Il silenzio desiderato, rincorso, riempito, cambia natura ai nostri occhi e cambia la natura dei nostri occhi.
Quale dei due effetti avevamo sperato?
Ma forse prima, secoli prima, sapevamo dire soltanto che lo spettacolo della caduta vale più dello spettacolo del silenzio, anzi no, di noi in silenzio.
Ma forse prima, secoli prima, sapevamo dire soltanto anzi no.
***
Al silenzio che è il luogo più compiuto del mondo io posso dare soltanto un poema per sempre incompiuto che finge di non lasciarmi mai andare a capo o venirne a capo.
***
Cosa manca a quel che non accade per non essere quel che è accaduto? E a quel che non è detto per non essere quel che si dice?
Manca proprio quella caduta, e adesso resterò un minuto in silenzio per non dire mai a me stesso di cosa o di chi.
***
Dalle macerie che sembra fare il silenzio ai loro occhi già un attimo dopo distolti, partono disorientati i fogli al nuovo viaggio complice.
Ogni foglio si sporca e diventa pagina senza vento e ogni pagina è stesa a riposo soltanto dopo aver ripulito e riscritto una vecchia sconosciuta pagina scala uno a uno.
La memoria vera protagonista esclusa tra le pagine ha cancellato intanto le parole rumorose, le parole non alate, le parole sorridenti, le parole di sopravvivenza.
Al centro costruzione mascheramenti e barattoli non vuoti sul Pianeta del Silenzio c’è un cartello con scritto Il lavoro di schiavi è una vera comodità.
***
Poi l’arrivo improvviso ha liberato tutti e le ossa buie perfettamente conservate dello scheletro silenzio si sono smemorate e rivestite di un nuovo corpo sonoro innamorato, solo per oggi, ancora per oggi, del proprio suono.

